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Nel nord-est del Myanmar si sta consumando una crisi che, pur lontana dai riflettori dell’informazione occidentale, potrebbe avere ripercussioni globali. La vittoria dell’Alleanza dei Tre Fratelli (Three Brotherhood Alliance), una coalizione ribelle sostenuta dalla Cina, ha portato alla conquista di ampie aree nella regione di Kachin e nello Stato Shan, zone cruciali per l’estrazione delle cosiddette terre rare pesanti.
Le terre rare sono elementi chimici indispensabili per la produzione di tecnologie avanzate: smartphone, batterie per veicoli elettrici, magneti industriali, turbine eoliche, chip per computer, ma anche componenti militari e strumenti per la difesa.
In un mondo che spinge verso la transizione energetica, il loro ruolo è diventato strategico.
Un epicentro dimenticato
Il Myanmar, Paese dilaniato da guerre civili etniche e da un colpo di Stato militare nel 2021, rappresenta uno degli snodi principali della filiera globale delle terre rare pesanti, in particolare grazie ai suoi depositi naturali e alla vicinanza geografica con la Cina, maggiore potenza raffinatrice al mondo.
Secondo fonti Reuters, a maggio 2025 oltre 300 siti estrattivi illegali o irregolari sono stati chiusi a seguito dell’offensiva dei ribelli. L’area al confine tra la Cina e il Myanmar è diventata una zona contesa: strategica non solo per le risorse in gioco, ma anche per il controllo politico che Pechino intende esercitare sulla regione, sostenendo i gruppi armati con cui ha rapporti storici e interessi convergenti.
Con la caduta di molte posizioni governative e l’instaurazione di nuovi assetti ribelli, le esportazioni verso la Cina sono rallentate o interrotte, provocando un effetto domino su tutta la catena di approvvigionamento industriale.
Geopolitica delle risorse
Non è la prima volta che una guerra periferica incide sulla stabilità globale, ma nel caso delle terre rare la connessione è diretta: senza questi elementi, la produzione di tecnologie sostenibili rischia un serio rallentamento.
Il monopolio cinese, già fortemente consolidato, potrebbe ora estendersi anche alla fase di estrazione, controllando così l’intera filiera.
Per l’Europa e gli Stati Uniti – che dipendono in larga parte da queste importazioni – lo scenario è allarmante. Le politiche industriali verdi rischiano di rimanere ostaggio di tensioni regionali in paesi instabili e sotto influenza cinese.
Dietro le risorse, le persone
Ma c’è un altro aspetto, troppo spesso taciuto: il destino delle popolazioni locali. In particolare quello delle minoranze etniche come i Karen, da anni coinvolti in una lotta di sopravvivenza tra persecuzioni, sfollamenti forzati e militarizzazione delle loro terre.
Sono proprio queste comunità – spesso dimenticate dai media – a pagare il prezzo umano delle tensioni geopolitiche.
Nel caos del conflitto, molti villaggi sono stati evacuati, intere aree minate, e migliaia di civili vivono ora senza accesso a cure, acqua potabile o cibo.
L’impegno di Solid
Da anni, come Solid ODV, siamo presenti sul terreno a fianco del popolo Karen.
Abbiamo supportato i civili durante i momenti più duri della guerra, distribuito aiuti alimentari nelle foreste, organizzato assistenza sanitaria d’emergenza, e documentato le violazioni dei diritti umani.
Oggi, più che mai, il nostro impegno continua.
Mentre il mondo guarda altrove, mentre la politica si concentra sulle rotte commerciali, noi continuiamo a stare dove serve: accanto alle comunità in pericolo, là dove la dignità umana viene schiacciata da interessi globali.




