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Un’operazione che Israele continua a definire “di difesa”
Dallo scorso ottobre, l’esercito israeliano ha distrutto città intere, bombardato ospedali e campi profughi, ucciso oltre 54.000 persone – un numero che nessuna delle parti coinvolte mette più in discussione – e costretto alla fuga più di due milioni di civili. Anche nei momenti di apparente tregua, più di 1.500 persone al mese continuano a morire. È una tragedia che non si arresta, ma che rischia di passare sotto silenzio.
Nessun luogo è più sicuro, nemmeno gli ospedali
Oltre 720 attacchi hanno colpito strutture sanitarie a Gaza dall’inizio del conflitto, provocando circa 950 vittime, tra cui più di 100 operatori sanitari. Quasi l’80% delle strutture mediche è stato danneggiato o distrutto. Secondo il diritto internazionale, questi luoghi dovrebbero essere protetti. Ma oggi, non lo sono.
Una terra rasa al suolo
Le immagini satellitari mostrano un territorio devastato: oltre il 70% degli edifici è danneggiato e quasi un terzo è stato completamente distrutto. Se inizialmente la distruzione si concentrava nel nord della Striscia, ora anche il sud è stato colpito duramente. Gaza è diventata un cumulo di macerie.
Fame senza tregua
La popolazione è allo stremo. Il 93% delle persone vive in crisi alimentare, e per il 12% la situazione è già catastrofica, come in una vera carestia. L’insicurezza alimentare a Gaza è tra le peggiori al mondo. L’ONU ha lanciato l’allarme più volte, ma il rischio carestia è ormai concreto. A Gaza si muore anche di fame.
Gli aiuti non bastano
Nei primi mesi del 2024, un breve cessate il fuoco aveva permesso un fragile ingresso di aiuti umanitari. Ma da marzo tutto si è nuovamente bloccato. Negli ultimi tre mesi, è arrivato solo il 2% degli aiuti rispetto al periodo pre-guerra. Un numero drammaticamente insufficiente per una popolazione in ginocchio.
Cosa entra (e cosa no)
Il 77% degli aiuti consiste in cibo, ma spesso non si tratta di alimenti a lunga conservazione. Manca quasi tutto il resto: solo il 3% è costituito da acqua, e ancora meno sono i materiali sanitari, nonostante il numero dei feriti continui ad aumentare. Eppure, senza acqua, cure e rifugi, la sopravvivenza è impossibile.
Il prezzo della cura
Essere un medico o un’infermiera a Gaza significa rischiare la vita. Oltre 100 operatori sanitari sono stati uccisi all’interno di ospedali o centri medici. Chi si prende cura degli altri è spesso il primo a morire. È un attacco al cuore dell’umanità, a chi sceglie di restare e aiutare.
Rafah: la nuova strage
L’attacco israeliano a Rafah – denunciato da tutte le principali organizzazioni umanitarie – ha colpito anche una tendopoli per sfollati. Intere famiglie sono bruciate vive tra le tende. Anche questa volta si è parlato di “errore” o “danno collaterale”. Ma quante stragi servono ancora prima che la comunità internazionale chiami le cose con il loro nome?
Il diritto internazionale calpestato
Colpire rifugi per civili, bloccare gli aiuti, usare la fame come arma di guerra: sono tutti crimini contro l’umanità. L’Aia ha chiesto a Israele di fermare l’attacco a Rafah. Israele ha ignorato l’ordine. A Gaza non si contano più le scuole bombardate, i bambini uccisi, gli ospedali rasi al suolo. Il diritto internazionale è diventato carta straccia.
Prospettive: il futuro che non si vede
Negli ultimi giorni, Hamas ha proposto un nuovo cessate il fuoco. Israele ha risposto intensificando le operazioni militari. Ogni spiraglio di tregua viene chiuso nel sangue. La comunità internazionale resta a guardare, divisa, timida, complice. Intanto, a Gaza, ogni giorno che passa è un giorno in più senza pace, senza giustizia, senza futuro.
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