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18 Marzo 2025Situazione politica
Il 15 agosto 2021, l’Afghanistan, a seguito del ritiro delle truppe statunitensi dopo vent’anni di occupazione, decretato a seguito degli accordi di Doha, è caduto sotto il controllo dei talebani, lasciando la Nazione sotto la guida di un fondamentalismo sunnita di stampo Deobandi che lo ha reso “Emirato d’Afghanistan”. Mentre la comunità internazionale è rimasta a guardare, la società civile afghana è nuovamente precipitata nel caos.
L’Afghanistan oggi
Secondo il report 2024 di Human Rights Watch, la situazione nel 2024 è precipitata, in quanto le autorità talebane hanno intensificato la repressione dei diritti umani, in particolare contro donne e bambine, alle quali è stato vietato l’accesso all’istruzione secondaria e universitaria. Gli arresti di giornalisti e critici sono all’ordine del giorno e il governo ha imposto severe restrizioni ai media. La crisi economica dell’Afghanistan ha lasciato 23 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria.
Secondo l’UNAMA sono 98 i casi in cui, nei soli primi sei mesi del 2024, i talebani hanno eseguito arresti e detenzioni arbitrarie e 20 i casi di tortura e maltrattamenti di ex funzionari governativi o personale di sicurezza. Nove membri delle forze di sicurezza dell’ex governo sono stati uccisi. L’UNAMA ha anche ricevuto segnalazioni secondo cui individui costretti a tornare in Afghanistan dal Pakistan sono stati sottoposti a tortura, maltrattamenti e altre forme di danno. Le autorità talebane hanno eseguito punizioni corporali, tra cui fustigazioni pubbliche di almeno 147 uomini, 28 donne e quattro ragazzi.
Il Fronte di Resistenza Nazionale di Massoud jr
Ma non tutto l’Afghanistan è rimasto a guardare: la storia della resistenza all’inciviltà in questo angolo del mondo è iniziata con la lotta del celebre “Leone del Panjshir”, il comandante Ahmad Shah Massoud, resosi famoso per la resistenza antisovietica nel ‘79 e per quella antitalebana a metà degli anni 90. Venne ucciso in un attentato il 9 settembre 2001, due giorni prima dell’assalto alle Torri Gemelle. Il figlio, che porta il suo stesso nome, sin dalle prime settimane a seguito della presa di potere dei talebani nel 2021, diede avvio all’organizzazione di un nuovo Fronte di Resistenza Nazionale. In quei momenti di massima tensione, la sua prima dichiarazione fu “Abbiamo sconfitto l’Unione Sovietica, possiamo sconfiggere i Talebani”. L’NRF costituisce l’unica resistenza organizzata ai talebani nel paese e, ad oggi, conduce una lotta basata principalmente su azioni di guerriglia. La resistenza ha tentato di avere rapporti diplomatici con le autorità talebane, chiedendo un “governo inclusivo” dell’Afghanistan. Tuttavia, Hibatullah Akhundzada, il leader dei talebani, ha effettivamente escluso ogni forma di governo inclusivo.
Politica internazionale e NRF
Nel 2022 si è aperto a Vienna il primo meeting del “Vienna Process for a Democratic Afghanistan”: si tratta di un incontro diplomatico annuale con alcuni membri della società civile afghana volto a garantire una transizione governativa che preveda “un Afghanistan che sia in grado di riconquistare il suo legittimo posto nella famiglia delle nazioni”. Il mese scorso si è tenuto il quinto incontro: la conferenza, ospitata dall’Istituto austriaco per gli affari internazionali, ha riunito oltre 90 esponenti dell’opposizione, attivisti e giornalisti. Tra loro c’erano Ahmad Massoud e Yasin Zia, capo dell’Afghanistan Freedom Front (AFF), le principali fazioni della resistenza armata contro i talebani.
In una dichiarazione rilasciata in seguito all’evento, i partecipanti hanno denunciato il governo dei talebani come “illegittimo” e lo hanno accusato di applicare politiche di disuguaglianza di genere, sfollamento forzato e genocidio e sostegno al terrorismo internazionale. Hanno chiesto alla comunità internazionale di adottare misure decisive, tra cui il riconoscimento ufficiale della resistenza del popolo afghano contro i talebani. Nel frattempo, il portavoce dei talebani Zabihullah Mujahid ha liquidato la quinta sessione di Vienna come un “tentativo fallito”. In un’intervista con un canale televisivo locale, ha esortato gli oppositori politici del gruppo a tornare in Afghanistan e contribuire alla prosperità del paese piuttosto che causare disordini.
Ada Oppedisano




