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Il 1° febbraio 2021 la giunta militare birmana ha esautorato il Parlamento, assumendo definitivamente il controllo politico del Paese e arrestando Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia. Questo colpo di Stato ha scatenato una sanguinosa guerra civile, che ha causato decine di migliaia di morti e oltre tre milioni e mezzo di sfollati interni. La repressione feroce del regime contro ogni forma di dissenso ha portato a una resistenza armata diffusa, con diverse milizie etniche e gruppi pro-democrazia impegnati in una lotta per la sopravvivenza e l’autodeterminazione.
Democrazia?
Il regime di Rangoon può contare sul sostegno dello storico partner cinese, che tuttavia si trova in una posizione ambigua. Pechino, pur continuando a sostenere il governo militare birmano, deve fare i conti con la crescente pressione internazionale e con l’instabilità che rischia di minacciare i suoi interessi economici nella regione. La Cina chiede rassicurazioni democratiche per mantenere un minimo di legittimità sui tavoli dell’ASEAN, ma la realtà è che le elezioni rimangono un miraggio. Il Tatmadaw (le forze armate birmane) controlla solo le zone a maggioranza etnica Bamar, mentre vaste aree del Paese sono sotto il controllo di milizie etniche organizzate militarmente, le cosiddette Ethnic Armed Organisations (EAO), tra cui le forze Karen, Arakan, Chin e Kachin.AO)
Promesse non mantenute?
Nonostante le dichiarazioni ufficiali, la Cina continua la sua opera di penetrazione economica in Birmania, chiudendo accordi strategici con il regime militare. Uno dei progetti più ambiziosi è la Zona Economica Speciale di Kyaukphyu, fondamentale per collegare la provincia cinese dello Yunnan al Mar delle Andamane, potenziando così le rotte della Nuova Via della Seta (BRI). Tuttavia, la realizzazione di questa infrastruttura è tutt’altro che scontata, poiché vaste aree dello Stato Rakhine sono sotto il controllo delle milizie Arakan, che rappresentano una minaccia concreta per gli investimenti cinesi. Un problema simile si verifica nel nord del Paese, dove il valico di Muse-Ruili, snodo commerciale chiave, è circondato da gruppi etnici armati. La domanda cruciale è: cosa succederà se Min Aung Hlain non riuscirà a mantenere le promesse fatte a Pechino?
Criminalità
Il confine orientale della Birmania, in particolare la zona di Myawaddy, è diventato un centro nevralgico di attività criminali. Qui prosperano casinò illegali, laboratori di fentanyl e reti di traffico di esseri umani. Negli ultimi anni, si sono sviluppate persino fabbriche di truffe informatiche, dove lavoratori ridotti in schiavitù vengono costretti a compiere frodi online su scala globale.
La Cina sta tentando di arginare queste attività, soprattutto quelle gestite dalle mafie della Triade, mentre la Thailandia ha emesso mandati di arresto per tre leader del BGF (Border Guard Force), un gruppo paramilitare alleato della giunta birmana. La zona è controllata anche dal Democratic Karen Benevolent Army, altro gruppo con legami ambigui con il governo militare. Il rapporto tra la giunta e queste forze criminali rimane saldo, dimostrando quanto l’economia illecita sia parte integrante del sistema di potere birmano.
La Russia
Oltre alla Cina, un altro storico alleato della giunta militare è la Russia. Mosca ha fornito negli anni un ampio supporto in termini di armamenti, rifornendo Rangoon con aerei da combattimento MiG-29, Yak-130, Su-30 ed elicotteri d’attacco Mi-24 e Mi-17.
Nonostante la guerra in Ucraina, la Russia continua a rafforzare i legami con la Birmania. A marzo 2025, il capo della giunta, Min Aung Hlain, è stato ricevuto con tutti gli onori da Vladimir Putin a Mosca, un segnale chiaro della volontà russa di mantenere un’influenza militare nella regione. Lo stesso giorno, l’aviazione birmana ha bombardato il villaggio di Magwe, uccidendo 15 civili, dimostrando ancora una volta l’uso indiscriminato della forza da parte del regime.
La guerra in Birmania si è trasformata in un conflitto complesso, con molteplici attori interni ed esterni. Il Tatmadaw continua a combattere per mantenere il controllo su un paese frammentato, mentre le milizie etniche guadagnano sempre più terreno. Sullo sfondo, la Cina e la Russia giocano un ruolo chiave nel determinare il futuro politico ed economico del Paese. Il destino della Birmania rimane incerto, con il rischio concreto di un conflitto prolungato che potrebbe destabilizzare l’intera regione del Sud-Est asiatico.




