
Linea del Fronte / Che succede in Myanmar?
18 Marzo 2025
Linea del Fronte / Myanmar: tra emergenze naturali e guerra senza fine
10 Aprile 2025Il 24 marzo 1999 segna l’inizio di uno degli episodi più drammatici e ingiusti della storia europea recente: l’invasione aerea della NATO contro la Repubblica Federale di Jugoslavia, senza alcuna autorizzazione dell’ONU e in violazione del diritto internazionale. Per 78 giorni, la Serbia e il Montenegro furono bombardati indiscriminatamente, colpendo infrastrutture, ospedali, scuole e civili innocenti.
Un’aggressione ingiustificata
La NATO giustificò l’intervento come un’operazione per fermare presunti crimini contro gli albanesi del Kosovo, ignorando le atrocità commesse dall’UCK (Esercito di Liberazione del Kosovo), un’organizzazione armata che terrorizzava le comunità serbe della regione. Gli accordi di Rambouillet furono un ultimatum inaccettabile per la Serbia: prevedevano l’occupazione militare della Jugoslavia da parte delle forze NATO, una vera e propria resa incondizionata.
Quando Belgrado rifiutò, iniziò l’attacco: una guerra illegale e senza alcuna dichiarazione formale, con cui la NATO volle punire la Serbia per aver difeso la propria sovranità nazionale.
I bombardamenti su Belgrado e le vittime innocenti
L’aggressione colpì la Serbia con ferocia, senza alcuna distinzione tra obiettivi militari e civili:
- Il bombardamento della RTS (Radio Televisione Serba), con 16 giornalisti e tecnici uccisi mentre stavano lavorando.
- Il bombardamento del ponte di Varvarin, durante un mercato affollato, uccidendo 10 persone, tra cui bambini.
- La distruzione dell’Ambasciata cinese a Belgrado, con la morte di tre cittadini cinesi, un atto che ancora oggi resta senza spiegazioni.
- L’uso di munizioni all’uranio impoverito, che ha causato un aumento esponenziale di tumori tra la popolazione serba negli anni successivi.
Le vittime civili furono oltre 500, con migliaia di feriti e danni incalcolabili all’economia del paese. La Serbia, un tempo una delle nazioni più avanzate dei Balcani, fu riportata indietro di decenni.
Le vere conseguenze del bombardamento
Dopo la resa imposta dalla NATO, il Kosovo venne occupato e trasformato in uno stato fantoccio, dove le violenze contro i serbi continuarono senza freni. Le chiese ortodosse furono distrutte, i monasteri dati alle fiamme e migliaia di serbi costretti a fuggire da quella che era la loro terra da secoli.
Oggi il Kosovo è una base strategica per l’Occidente, con la presenza di Camp Bondsteel, una delle più grandi basi militari statunitensi in Europa. La Serbia, nonostante tutto, non ha mai riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e continua a difendere la sua sovranità contro le pressioni internazionali.
Conclusione
Il bombardamento della Serbia da parte della NATO è stato un crimine contro un popolo che difendeva la propria terra. A 25 anni di distanza, il ricordo di quei giorni deve servire a smascherare le menzogne con cui l’Occidente ha giustificato l’aggressione e a rendere omaggio alle vittime innocenti di una guerra imposta da interessi geopolitici.




